Laccordo firmato recentemente tra Italia e Libia per sanare i danni del periodo coloniale lascia molti spazi allincertezza per le imprese di costruzione
Il 29 agosto Libia e Italia hanno firmato, dopo anni di discussione e contrasti, un accordo che si propone di chiudere la questione dei risarcimenti alla Libia per i danni di guerra e del periodo coloniale. Lindennizzo stabilito è di circa 3,5 miliardi di euro da riconoscersi in ventanni, che lItalia riconosce alla Libia sotto forma di finanziamenti per la realizzazione di unautostrada costiera, per oltre 200 abitazioni di edilizia sociale, oltrechè per un numero imprecisato di borse di studio per studenti libici che vogliano iscriversi a istituti italiani (non sono stati dimenticati neanche i mutilati dalle mine). Laccordo chiude la vertenza e, almeno in teoria, dovrebbe aprire una serie di opportunità agli imprenditori italiani nel Paese di Gheddafi (gli altri europei e anche gli americani si stanno già ampiamente muovendo). Il trattato non ha però risolto la questione dei crediti bloccati agli imprenditori italiani dal Governo libico che ammontano complessivamente a circa 620 milioni di Euro, rimandando a un tavolo tecnico italo-libico.
E i costruttori italiani?
Dei 600 milioni di crediti congelati, agli imprenditori del mondo delle costruttori ne spetta una bella quota: circa 223 milioni. Sembra che il rischio concreto sia quello di veder rimandato sine die il pagamento di questi crediti, in gran parte documentati completamente (olte 60 milioni)o parzialmente (163 milioni). Nè una compensazione significativa viene dalle possibilità che si aprono con gli appalti per la costruzione dellautostrada costiera (dal Marocco allEgitto) dato che nel trattato si afferma al condizionale che i lavori potrebbero essere assegnati ad aziende italiane. E il condizionale, si sa, nei trattati è un tempo pericoloso. Tuttavia laccordo era indispensabile per aprire scenari positivi per il futuro (ben inteso di pochi grandi gruppi di costruzione già presenti il Libia).
La nuova Dubai
Paolo Ghirelli, presidente Bonatti ha affermato la Libia può essere la nuova Dubai, concretizzando le aspettative dei grandi gruppi di costruzione italiani per il Paese di Gheddafi. Certamente gli affari riguarderanno solo poche grandi imprese (in Italia sono davvero poche), in grado di competere a livello internazionale, come ad esempio Maltauro o Pizzarotti che ha già da tempo in Libia una propria società che non ha ancora al suo attivo nessun grande contratto. Come si dice: Chi vivrà vedra.