Bussole della crisi/2 - JCB

Abbiamo intervistato nella sede JCB di Assago Claudio Fiorentini, amministratore delegato European sales JCB Europe, oltreché presidente di JCB Spa

Convinti dell’esigenza di fare un po’ di chiarezza tra le tante ipotesi (alcune davvero campate in aria) che si accavallano relativamente all’evoluzione della crisi economica in corso, lo scorso mese abbiamo dato il via ad una serie di interviste con le figure chiave del mercato industriale che più ci interessa quello del movimento terra, delle cave e delle macchine per l’edilizia in genere. Abbiamo scelto lo strumento dell’intervista video proprio perché, non solo ci consente di dare un’immediatezza visiva alle riflessioni degli autorevoli intervistati, ma permette anche al lettore di cogliere sfumature, emozioni e gestualità che dicono molto di più di quello che potrebbe raccontare una montagna di pagine scritte. E’ passato un mese dalla prima intervista, siamo arrivati alle ferie estive, e poco è cambiato nelle previsioni degli analisti (analisti che a giugno 2008 non avevano per nulla, almeno ufficialmente previsto la crisi di settembre, scusate se è poco): si moltiplicano le voci che sostengono che il peggio è passato, ma in molti ritengono che la crisi morderà ancora parecchio, soprattutto sull’occupazione. Continuiamo quindi le nostre interviste, ponendo ai nostri interlocutori la stessa domanda: cosa la crisi ha cambiato, come la filiera produttiva dell’edilizia dovrà cambiare? Perché una cosa è certa: indipendentemente da quando finirà la crisi, alla ripresa non si potrà più fare impresa come prima, pena la chiusura. Il cambiamento di tutti gli attori dovrà essere deciso e netto. Una nota di speranza? Gli Italiani da sempre sono abituati all’incertezza, secondo noi, anche questa volta, reagiranno meglio di altre nazioni, come dire, più teutoniche. Staremo a vedere.

Aria d’Europa

E sono due: Claudio Fiorentini è l’amministratore delegato European sales JCB Europe, oltreché presidente di JCB Spa, e come tale ha un colpo d’occhio privilegiato su uno dei mercati più grandi del mondo, quello europeo appunto. Dalle sue analisi emerge una prima, a suo modo sconcertante, riflessione: vi ricordate le famose locomotive dell’economia? Quella tedesca, quella americana che tutti aspettavamo con trepidazione che ripartissero affinché il piccolo vagoncino Italia fosse trascinato sui binari della ripresa? Beh, non sono più le sole e questa crisi non è stata così tragica (e avrebbe potuto esserlo anche di più) proprio perché ci sono alcune nuove locomotive che, per la prima volta, non hanno avuto bisogno (quanto meno in parte) di quelle vecchie: la Cina in primis, ma anche l’India o il Brasile e l’Africa. Senza la loro crescita, molte aziende europee e americane avrebbero sofferto molto di più e la crisi sarebbe stata ben più violenta. Fiorentini introduce un’altra riflessione interessante sul mercato del dopo crisi: non parla più di specializzazione, ma di flessibilità: flessibilità del parco macchine, delle competenze, flessibilità nell’accesso alle grandi gare di appalto. Le aziende, dal 2010 in poi, dovranno essere snelle, veloci nel reagire agli stimoli, dinamiche, innovative. Non sopravvive più il più grande, ma il più veloce (e intelligente): un po’ come tra i dinosauri e i mammiferi. Guardatevi l’intervista, ne vale la pena.

L’intervista: i link

A questi link trovate l’intervista a Fiorentini, suddivisa in 5 sezioni video per renderla più fruibile.

Domanda 1: Siamo arrivati al secondo semestre 2009 e le opinioni sull’evoluzione della crisi sono ancora contrastanti; quale è l’opinione di JCB in proposito?
Domanda 2: Come è possibile per un operatore del settore dell’edilizia gestire al meglio la propria azienda nel corso della crisi? JCB quando ha cominciato a reagire alla dinamica economica in corso?
Domanda 3: Se dovesse indicare il fattore più importante da perseguire per gli imprenditori (e che quindi JCB ha fatto e farà proprio) per il dopo crisi, su che caratteristica cadrebbe la sua scelta?
Domanda 4: Quanto importante è stato (e sarà) l’intervento Pubblico nello sviluppo della crisi? Come si è mossa l’Italia da questo punto di vista?
Domanda 5: Quale sarà il mercato dell’edilizia e del movimento terra nel futuro prossimo? Quali scenari economici possiamo tracciare?

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