E' un mondo ostile....

Perché la crisi era solo questione di tempo

Gli ultimi dati dell'osservatorio Ance confermano le fosche previsioni di fine 2008: -6,8 % nel 2009 (ancora più in basso del Cresme che aveva pochi giorni fa previsto uno sconfortante -5,7 %), con un crollo nel mercato delle nuove costruzioni residenziali che sfiora il 10 % (-9,2) e un calo altrettanto deciso nelle opere non residenziali pubbliche (-7,3 %). Un filino meglio (!) il recupero, che perderà "solo" il 4 % in quest'anno. Uno scenario da apocalisse che ha per conseguenza diretta un calo dell'occupazione del settore che dovrebbe attestarsi attorno ai 130.000 posti di lavoro, circa 200.000 con l'indotto. Per il mercato del movimento terra e delle macchine da cantiere la linea è la stessa: cali davvero decisi (anche se meno catastrofici di alcuni altri Paesi europei, Spagna e Inghilterra in testa), con punte che per alcuni prodotti e per certe marche (ma qui gli errori sono anche del management) arrivano anche al 40%. Cosa aspettarsi? Soprattutto: quanto valgono queste analisi, visto che tutte le maggiori case di produzione di macchine, ancora a giugno, facevano previsioni (che adesso sembrano farneticanti) di incrementi anche a doppia cifra per i prossimi anni? Questo secondo noi è il vero problema: l'incertezza, la mancanza di punti di riferimento che porta le imprese a non investire, anche quando i soldi da parte ci sono ancora...
Vi va di discuterne sul forum?

Credito o non credito?

A proposito di soldi: gli Istituti bancari hanno giocato (e stanno giocando) un ruolo chiave, in negativo, nell'attuale crisi del mercato delle costruzioni e del movimento terra. Molti operatori si sono visti negare senza preavviso finanziamenti per acquisto di macchine che fino al giorno prima erano scontati, rifiutare finanziamenti per liquidità o, peggio, ridurre il credito a disposizione. Basta guardarsi in giro per vedere quanti cantieri a "gru ferma" e a "ponteggio abbandonato" ci siano in giro.... A onor del vero c'è da dire che fino a giugno le banche erano piuttosto "allegrotte" nella concessione dei finanziamenti alle imprese, in vero al limite delle operazioni suicide.. Ma il mercato assorbiva ogni tipo di costruzione in tempi brevissimi e quindi il rischio di insolvenza era abbastanza basso; anche perchè erano le stesse banche che finanziavano i privati su 40 anche 50(!) anni per acquistare una casa. E qui dovevamo capire che qualcosa non funzionava... Adesso però si sta facendo di tutta l'erba un fascio e si negano anche finanziamenti ad aziende "tranquille" che hanno alle spalle decine di anni di solvibilità senza problemi. Forse qualche responsabilità (oltrechè naturalmente delle direttive della megadirezione galattica) ce l'hanno anche i direttori di banca, una categoria che qualche ammissione di colpa dovrebbe farla.... Sta di fatto che i soldi di colpo sono spariti.

Il fondo del barile

Le case non si vendono più, in tutta Italia e in tutto il mondo industrializzato indifferentemente. Ma non ci chiediamo come mai? Oppure dobbiamo dare la colpa al fato cinico e baro? Qualche indicazione c'era stata: il mercato del residenziale aveva già perso negli ultimi 3 anni (2006-2009) il 25 % degli investimenti nella nuova edificazione, passando da 32.769 milioni di euro a 26.832 milioni. Le compraevendite (dati 2008) sono calate del 30% rispetto ai picchi del 2006. Ma non ci si chiede perchè? Ok, mancano i soldi per comprare le case (ma a 5000-8000 euro al m2 chi li ha senza ricorrere alle banche?), ma la crisi sta tutta qui? Non è che, forse, tutti gli operatori si sono lanciati a costruire senza pensare a quello che poi dovevano vendere? Non è che tutti si sono rivolti a un mercato che comunque aveva delle capacità di acquisto ben precise senza chiedersi quando queste si sarebbero esaurite? Non è che i Comuni hanno continuato a concedere licenze di costruzione per finanziare la spesa corrente senza preoccuparsi che accanto al Complesso residenziale di turno ci fosse un'area industriale, una roggia maleodorante o la discarica comunale? OK, dare la colpa al destino cinico e baro (o al clima), ma qualcuno con l'occhio lungo la solfa l'aveva capita già da un po'...

Dalla nicchia la salvezza

Chi aveva capito tutto aveva cominciato a differenziare già da qualche tempo. Molti imprenditori (quelli veri) avevano già da un po' cominciato a suddividere il rischio sia per comparto (residenziale, terziario, ecc) sia per mercato di riferimento. Chi oggi riesce a superare la crisi senza troppi problemi (ripeto senza troppi problemi, perchè l'insoluto è sempre dietro l'angolo...) si era seduto a tavolino e aveva cercato di specializzarsi: centrali solari, impianti fotovoltaici, centrali idroelettriche a basso salto, resort di alto profilo, riqualificazione d'elite.... ognuno di questi settori, portato all'eccellenza e svincolato da ambiti provinciali o regionali, ha dato buoni risultati e ha garantito lavoro. Ovvio tutto questo funziona quando c'è la qualità operativa, organizzativa e gestionale. Le imprese che non hanno queste doti campano, magari perchè hanno soldi da parte, ma non hanno tante prospettive. Restano lì, in balia del mercato, aspettando che passi la burrasca.... Dimenticavo: la differenziazione prevede anche un'attenta analisi economica, con il ricorso intelligente al noleggio, con la strutturazione di una rete di collaborazioni specializzate e affidabili e con una sapiente gestione di tutti gli strumenti finanziari e gestionali per superare i problemi di accesso al credito.

Qualità, nella filiera

C'è poi un altro aspetto interessante, che, proprio a causa di questa crisi, si sta sviluppando. Le aziende e le imprese stanno imparando che da soli (per quanto grossi si sia, vedi CAT che ha lasciato a casa 20000 persone) non si ha capacità di gestire il mercato. Da qui lo sviluppo del marketing consociato e di quello di filiera che porta a suddividere sia i costi di analisi del mercato sia quelli dell'attivitagrave; di promozione e ricerca. C'è poi chi si spinge più avanti stringendo rapporti stabili con altri attori della filiera non in concorrenza con la propria azienda per aggredire il proprio mercato di riferimento, riuscendo a confezionare offerte più concorrenziali degli altri operatori. E chi sta già pensando di far diventare partner (per davvero e non per slogan) i propri clienti.....
Chi vivrà (o chi non fallirà forse meglio) vedrà, ma sicuramente come diceva qualcuno "C'è molta confusione sotto il sole, le prospettive sono interessanti..."

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