L’Italia si cura con Italiasicura?

Dissesto idrogeologico

Ne abbiamo parlato con una notizia flash qualche giorno fa, ma poiché la situazione ci pare ad un punto di svolta parecchio interessante, cerchiamo di approfondire ulteriormente la recente decisione del governo Renzi, che ha avviato il progetto Italiasicura, o, per dirla con l’hashtag in perfetto twitter-style tanto caro al primo ministro in carica, #italiasicura. Più seriamente, si tratta di un gruppo operativo che agirà sul territorio in collaborazione con amministrazioni locali ed enti preposti, dalle regioni ai singoli comuni, per affrontare e, come tutti ci auguriamo, finalmente risolvere a priori, inteso come prima che gli eventi accadano, due delle problematiche che affliggono più pesantemente il nostro territorio: il dissesto idrogeologico e l’inquinamento da mancata depurazione delle acque. Dopo la conferenza stampa di presentazione svoltasi a Palazzo Chigi lo scorso 9 luglio e illustrata da Graziano Del Rio, sottosegretario della Presidenza del Consiglio e, giova ricordarlo, delegato alla gestione della Coesione Territoriale, la task force ha già incontrato nei giorni immediatamente successivi i rappresentanti di Lombardia e Comune di Milano, Campania, Emilia-Romagna e Puglia e presto vedrà tutte le altre amministrazioni territoriali per portare all’evidenza, per ciascuna regione, sia le opere prioritarie contro i dissesti del territorio sia quelle relative agli impianti di depurazione, assolutamente fondamentali nel sistema di prevenzione dell’inquinamento post-alluvionale.

Un po’ di numeri

Parliamo di un problema che conosciamo tutti, i cui effetti sono storicamente evidenti e con impatti gravissimi non solo su ambiente, agricoltura e manufatti antropici, ma purtroppo anche sulla popolazione. Tuttavia per dare compiutezza all’analisi è necessario fornire qualche numero che costituisce per forza di cose la base di partenza di ogni progetto. Ci aiuta in questo senso l’infografica mostrata nella conferenza di presentazione di ItaliaSicura. Nella penisola ci sono oggi 8.057 comuni, di questi addirittura 6.633, cioè circa l’82%, sono quelli il cui territorio presenta aree dissestate. La stima del ministero sull’esborso di finanziamenti per intervenire, come sappiamo tutti, ex-post nella stragrande maggioranza dei casi, e riparare i danni, è di 3,5 miliardi di euro l’anno, ogni anno domini, dal secondo dopoguerra ad oggi. Calcolatore alla mano, fanno 238 miliardi di euro spesi dal 1945 al 2013. Un vecchio slogan pubblicitario diceva “prevenire è meglio che curare”. Ed è esattamente quello che abbiamo sempre sentito dire, ma purtroppo mai visto mettere in pratica; se si fosse fatta opera di prevenzione nel corso di questi quasi 70 anni, i costi avrebbero potuto essere meno di un decimo della cifra indicata prima. E’ esattamente in questo senso che intende operare la task force di ItaliaSicura, vediamo come.

Il Gruppo Operativo ItaliaSicura

Il gruppo, guidato dall’ex-sottosegretario del Ministero dei Trasporti con il governo Letta, Erasmo D’Angelis (per gli amanti di twitter: @ErasmoDAngelis), ha svolto una prima analisi preliminare con regioni, enti e comuni raccogliendo i dati riguardanti 3.395 opere ritenute necessarie per la prevenzione del dissesto. Di queste, solo 109 sono già state realizzate, 631 sono in corso d’opera, mentre 2655 sono lì bloccate, pari ad addirittura il 78% del totale. Domandarsi perché siano bloccate è assolutamente lecito e la prima risposta che viene in mente, penso a tutti noi, ha a che fare con la mancanza di fondi, con i patti di stabilità, e così via. Bene, la novità, la vera novità di questo gruppo operativo è che, stando sempre all’infografica di cui sopra, potrà gestire ed impiegare quasi 2,5 miliardi di euro, derivanti da mancato utilizzo nel campo della prevenzione del dissesto dal 1998 ad oggi. Certo, per usare un paragone, questa cifra va messa a confronto con i 3,7 miliardi complessivamente richiesti dalle regioni da ottobre 2013 ad oggi, causa eventi alluvionali con ben 20 stati di emergenza dichiarati, ma senza dubbio costituisce un inizio, anzi, un nuovo inizio. Stesso discorso si applica per le infrastrutture legate alla depurazione, la cui crescita sistematica costituirebbe un coadiuvante indispensabile alla prevenzione del dissesto e del conseguente inquinamento. Attenendoci sempre all’infografica, apprendiamo che il nostro paese è attualmente ancora sotto procedura di infrazione dalla Commissione Europea per la mancanza di un piano di depurazione a livello nazionale. L’aspetto positivo c’è, tuttavia, e riguarda la possibilità che queste procedure vengano cancellate o sensibilmente ridotte se le opere venissero effettivamente realizzate entro il dicembre del 2015. Per farlo, ci sono 1,6 miliardi di euro a disposizione, derivanti da risorse non spese negli ultimi 2 anni, per un totale stimato di 183 opere per costruire nuovi impianti o riqualificare quelli esistenti. 4 miliardi in tutto insomma, suddivisi fra grandi e piccoli interventi che potranno creare opportunità anche per le PMI del settore costruzioni.

Le prospettive delle PMI

Il gruppo operativo di ItaliaSicura che riferirà direttamente al sottosegretario Del Rio ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinerà gli interventi mediando fra tutti gli enti responsabili della conservazione del territorio e quindi con singoli Ministeri, Protezione Civile, Regioni, Consorzi di Bonifica, Provveditorati, Genio Civile e chiaramente anche i singoli Comuni, presso i quali, grazie allo sblocco di questi 4 miliardi complessivi, potranno partire tutte le opere grandi e piccole già individuate. Si tratterà ad esempio di eseguire lavori di contenimento delle piene di fiumi e torrenti, con casse di espansione e vasche di laminazione, di adeguare gli argini e creare briglie per la regimentazione delle acque nelle zone golenali più a rischio di esondazioni; per capirne la necessità basti pensare a cosa combina il Seveso, o meglio la cementificazione insensata che ne invade l’alveo, ogni volta che in Brianza arriva un acquazzone un po’ più forte del solito. Non dimentichiamo assolutamente i 183 interventi già citati nel campo della depurazione. Passando invece all’ambito geologico i lavori riguarderanno la stabilizzazione dei versanti collinari e montani, la messa in sicurezza di frane, ma anche opere infrastrutturali come la riattivazione di linee ferroviarie secondarie ed il rifacimento di ponti e infrastrutture stradali, danneggiati o addirittura fatti crollare da qualche piena. Tanti lavori grandi e piccoli, con la copertura finanziaria necessaria, costituiranno indubbiamente un’opportunità anche per le tantissime piccole e medie imprese che operano sul territorio. Novità sullo sviluppo del progetto e sulle relative gare d’appalto sono attese già nelle prossime settimane. Noi, come si dice, staremo sul pezzo.


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