Tempo di motori - Bekalube

Bekalube e i clienti sui kart

Il marketing non è solo attenta analisi di dati e applicazione di astruse formule competitive volte al raggiungimento di alchemici obiettivi; è anche, a volte, fatto di felici intuizioni applicate con sensibilità al proprio mercato di riferimento. Un esempio ci viene dall'iniziativa portata avanti lo scorso 23 luglio (ci perdonerete il ritardo nella pubblicazione, ma le vacanza ci sono anche per gli infaticabili redattori di gowem!) dalla Bekalube e fortemente voluta dal vulcanico Luigi Leuci, amministratore delegato della Bekalube Italia, filiale italiana del gruppo Baier + Koppel con sede a Pegnitz in Germania, tra i principali produttori a livello mondiale di sistemi automatici di lubrificazione centralizzata: una gara di kart riservata ai responsabili tecnici e marketing delle maggiori case produttrici di macchine movimento terra che operano in Italia. Gli invitati? Responsabili marketing appunto, ma anche ingegneri specialisti di prodotto, product manager, tutta gente tosta, abituata al cantiere, seriosa. Risultato? Una giornata all'insegna della goliardia e del divertimento, in un'ottica in cui la competitività fra marchi si declinava esclusivamente sui tempi raggiunti in pista. Un ottimo risultato, soprattutto perchè, almeno per un giorno, non si è parlato di crisi, di mercati e di budget da raggiungere.

Qui JCB

Alla manifestazione organizzata da Bekalube in collaborazione con Pakelo (tra le firme mondiali più stimate per la produzione di lubrificanti speciali), ha partecipato un agguerrito gruppo di rappresentanti della filiale italiana di JCB, capitanati dal responsabile marketing Giovanni Pelizza, figura iconica nel movimento terra. Pelizza, abbiamo scoperto, con i motori ha un filing pluriennale, è infatti un accanito centauro (non di quelli da strada, ama l'offroad) e quindi ha particolarmente sentito il clima della sfida. Con lui altri due storici del movimento terra, entrambi responsabili di prodotto per JCB, Giuseppe Secchi e Carlo Lorenzi, che hanno dato anch'essi il massimo sull'asfalto scivoloso della pista. E con gloria, almeno per Secchi che è arrivato terzo assoluto. Il vincitore? Ahimè non è italiano; la palma del primo qualificato è andata al teutonico (i maligni sussurrano che sia sia preparato per mesi) Bernd Bertelmann, responsabile vendite grandi clienti per Beka Lubrification. Secondo? Un afficionados dei kart, Aldo Polacco, Direttore vendite di Pakelo.

Qui Volvo

La gara è stata dura (e non scherziamo, viste le facce dopo ogni singola prova) e si è articolata su due batterie di qualificazione e su due finali (una dei migliori e una come diceva il ruffianissimo speaker del kartodromo per "i meno bravi"). I migliori 8 tempi accedevano alla "finale A", gli altri se la sono vista per il trofeo di legno... Dimenticavamo: tutti hanno dovuto scegliere uno pseudonimo, c'è chi ha optato seriosamente per il nome "Aldo" è ovviamente Aldo Polacco, chi ha scelto un diminutivo "Benno" (tipicamente tedesco, suona duro) era Rudolv Brendel e "Beppe", Giuseppe Secchi, chi invece è andato di fantasia come "Furia Ceca" (non è un errore del medesimo speaker, deriva da Repubblica Ceca), pseudonimo di Daniele Paciotti, responsabile per il prodotto escavatori e grader di Volvo CE Italia, o come "Panzer", soprannome di GIovanni Pelizza (chi lo conosce può farsi l'idea del perchè noi pilatescamente non esprimiamo opinioni). Con Paciotti, a rappresentare Volvo CE c'era anche Armando Morandi, che segue il postvendita a Roma e Stefano Verdi, arrivato supportato da una tostissima manscotte, Simone Verdi, suo figlio.



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