Sulla strada del sollevamento - Haulotte Italia
Da un intervista a Stefano di Santo, general manager South Europe di Haulotte, un quadro generale del settore del sollevamento in Italia
Prospettive di mercato: due punti di vista
Gowem: Nella sua qualità di Area General Manager South Europe, può vantare un punto di vista privilegiato sul segmento dellameccanizzazione del sollevamento in edilizia. Quali prospettive per il mercato Italia nel triennio 2011-2013?
Di Santo: Per rispondere a questa domanda occorre inizialmente suddividere il settore del sollevamento in due
categorie, riferite rispettivamente ai carichi ed alle persone. Il sollevamento di carichi, sia esso mediante gru o carrelli telescopici, è già fortemente sviluppato e vive una fase di piena maturità già da alcuni anni. Al contrario, il sollevamento di persone è ancora lontano dai livelli di altri paesi europei. Il ritardo è dovuto principalmente alla tardiva regolamentazione normativa ed ad una partenza più lenta del mercato del noleggio specializzato. Se l’automobile ha avuto la propria consacrazione grazie al celebre Model-T di Henry Ford e solo successivamente ha visto nascere le prime società di noleggio, la piattaforma ha vissuto un processo evolutivo opposto. Alla luce di questo status quo e della sempre maggiore attenzione alla sicurezza sul lavoro, il prossimo triennio prevede certamente una forte crescita della domanda, la cui soddisfazione però sarà fortemente ostacolata da una generale inaccessibilità al credito da parte degli operatori specializzati.
Un mondo nuovo
Gowem: Facendo riferimento alla crisi e ai mercati di sua competenza, quali comparti nazionali si sono mossi meglio e quali invece scontano difficoltà maggiori? Secondo lei in Italia quale è il fattore di maggiore resilienza per una risposta adeguata alla crisi?Di Santo: Premetto che non amo definire ‘crisi’ il periodo che stiamo vivendo: piuttosto lo considero un nuovo scenario economico con regole del gioco completamente differenti. Tutti i settori merceologici hanno risentito pesantemente di questo ‘tsunami’ finanziario, anche se non in egual misura. Sicuramente le difficoltà più forti hanno investito le realtà con le maggiori immobilizzazioni finanziarie nel capital equipment o nella produzione di massa. Si è mosso meglio chi ha potuto e saputo diversificare l’offerta su mercati stranieri più reattivi ed adeguare prodotti ed organico conseguentemente. In quest’ambito brillano i fornitori di servizi specializzati, certificatori e consulenti su tutti. Sicuramente la stabilità a cui tutti aneliamo trova l’ostacolo principale nella pessima qualità dei pagamenti degli enti statali o parastatali verso le imprese fornitrici. Statistiche vere e proprie non esistono o non sono del tutto attendibili, ma i tempi di evasione dei pagamenti sono così imbarazzanti da impedire anche l’anticipo delle fatture in banca. Prendiamo ad esempio la Francia, dove il Governo ha varato pochi mesi fa una legge che rende illegali i pagamenti contrattuali superiori ai sessanta giorni: questa legge vale per tutti, in primis per lo Stato verso i propri fornitori. Questa decisione coraggiosa ha consentito di rimettere in moto la vastissima popolazione di PMI locali, ridando in tempi rapidissimi un sostengo fondamentale all’economia. Di fatto è una soluzione di una semplicità disarmante, ma oltremodo efficace.
Mancano gli uomini non le macchine
Gowem: Oggi il noleggio in Italia è una realtà in forte espansione, ma che ha ancora un forte gap nei confronti di Paesi più strutturati come Inghilterra e Francia. Dal suo punto di vista quali sono gli assets (tecnologici o gestionali) che potrebbero oggi incrementare la competitività di un noleggiatore sul mercato italiano?Di Santo: La principale differenza con i mercati più sviluppati quali quello inglese o francese è la mancanza di imprese internazionali fortemente strutturate sul no-stro territorio. Ad oggi la quasi totalità del settore è ancora a gestione familiare e copertura regionale, manca una vera cultura manageriale e di fatto sentiamo la carenza di un numero sufficiente
di player realmente industriali e globali. Tecnologicamente non vedo un ritardo vero e proprio: i prodotti sono i medesimi, stiamo parlando di un mercato caratterizzato da una standardizzazione elevatissima ed inoltre non sussistono differenze reali nel potere di acquisto di realtà disomogenee (segno che l’economia di scala non ha un peso così rilevante). Le differenze più significative, e le conseguenti azioni correttive, risiedono nella qualità e nella struttura del management e nell’attuale incapacità di fare fronte comune di fronte ai problemi strutturali del sistema mercato, primo su tutti la gestione del credito.
Sollevamento e costruzioni
Gowem: Portando l’attenzione sulle imprese di costruzione, come si dovrebbe strutturare un parco macchine aziendale nel segmento del sollevamento per massimizzare la redditività dell’ora lavorata? Quali le quote dedicate al noleggio e quali quelle riservate ai mezzi di proprietà? Che mix funzionale a livello tipologico per il portafoglio prodotti? Quanto importante è il fattore manutenzione e assistenza nella selezione di un fornitore?Di Santo: La formula magica non esiste, ma una regola di base c’è. Il settore del sollevamento è segmentato in funzione dell’altezza massima raggiungibile, pertanto l’optimum consiste nel concentrare gli investimenti in funzione della tipologia costruttiva più frequente delle imprese. In altre parole, se l’impresa è specializzata nella realizzazione di villette bifamiliari, è inutile appesantirsi con macchine di 40 metri, perché queste ultime sarebbero sempre sovradimensionate. Il mercato del noleggio offre una maggiore elasticità, consentendo di cambiare frequentemente i macchinari per adattarsi al procedere delle costruzioni (macchine da dieci metri fino al terzo piano, da venti fino al sesto e così via). Altri fattori fondamentali sono la dispersione territoriale dei cantieri e la durata media degli stessi: spostare le macchine costa. L’elemento fondamentale per la selezione di un fornitore è la riduzione al minimo del costo totale di possesso del bene. In questa formula ogni differenza nel prezzo di acquisto iniziale è pressoché ininfluente, tenendo conto dell’elevata vita utile del prodotto (mediamente un carrello telescopico ‘vive’ sei anni in cantiere, una piattaforma aerea circa dieci e – per confronto – una pala o un escavatore massimo tre), e la parte del leone la fanno i tempi di fermo macchina e i costi di manutenzione. Quindi la scelta andrebbe fatta al contrario, partendo dal servizio tecnico più efficiente e ramificato come elemento principale. Difficile trovare reali differenze prestazionali nei prodotti di aziende concorrenti: l’esperienza acquisita su mercati esteri decisamente più competitivi ha affinato verso l’alto la qualità dei mezzi.