Bologna la giapponese - Alimak Hek

Nel cantiere di Fiera District, si sta plasmando la nuova Bologna

Bologna ha l'impronta dell'architettura contemporanea su di sé. La nuova stazione ferroviaria, che sarà ultimata nel 2015 con il compimento del progetto di Arata Isozaki, crea un ideale collegamento con il fiat creatore giapponese, se è vero che Isozaki è stato allievo di Kenzo Tange. E Kenzo Tange c'entra con Bologna. Eccome!
Non è area di sporadici interventi, ma, al contrario, ha una storica capacità di attrazione di grandi opere. Si parte, infatti, dal memorabile intervento di Kenzo Tange, degli anni Settanta, che ha lasciato di se stesso il segno più evidente nelle due riconoscibili torri che sovrastano l'area della Fiera, per arrivare, ora, a una nuova radicale trasformazione cha ha radice nella necessità di adeguare l'intera area, che ha sempre maggiore centralità nel contesto cittadino  e regionale, alla Bologna odierna. La piazza delle torri di Tange è intitolata a Renzo Imbeni, che fu celebre sindaco di Bologna, dal 1983 al 1993, e Parlamentare Europeo. E proprio la piazza intitolata a Imbeni, così come tutta l´area circostante del Fiera District, sono oggetto di un progetto di riqualificazione. Anche perché, se negli anni Settanta era ai margini del centro cittadino, ora l'area è centrale, e ospita, oltre alle attività espositive, alcune sedi direzionali di grande importanza, attività commerciali e residenze. Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria e architettura dell´Università di Parma e con il Festival dell´Architettura, hanno bandito il concorso internazionale di idee "Una piazza per Bologna e l´Emilia-Romagna". Trentasette le proposte arrivate. Una, ovviamente, la prescelta: il concorso è stato vinto dallo studio Scape. "Il progetto vincitore, Gruppo n° 22 “SC4P301” con capogruppo l’arch. Alessandro Cambi, (…) è apparso alla Giuria come quello che meglio ha saputo compenetrare le due strategie: la costruzione di un sistema di relazioni non limitato alla piazza e la traduzione di tale sistema in un gesto architettonico in grado di dialogare con la scala e le qualità architettoniche degli edifici di Tange”. Lo studio Scape ha deciso di concentrare il proprio intervento, che rappresenta simbolicamente la mano di un uomo, dando attenzione al suolo, accentuandone l'orizzontalità a fronte della verticalità degli edifici che popolano l'area. Il nuovo spazio pensato da Scape trova affinità e coesione con il resto della città perché sfrutta i vuoti prodotti dal sistema di portici del progetto di Tange per collegare Fiera District al centro di Bologna.

Architettura del suolo

Scopriamo il progetto con le parole di chi lo ha fatto germogliare: "Per intervenire fuori e dentro il Centro Direzionale si è deciso di perseguire la strada suggerita da Noguchi nel suo progetto per la piazza centrale del distretto: lavorare sul suolo accentuandone l'orizzontalità in modo da creare un nuovo equilibrio fra superfici orizzontali e la verticalità degli edifici intorno. Il nuovo suolo non si limita agli spazi interni al sistema, ma, sfruttando i vuoti creati dal sistema dei portici del progetto di Tange, raggiunge le aree esterne e si ricollega alle zone limitrofe e dunque alla città. È il suolo, pertanto, che assicura la continuità interno esterno grazie al suo disegno unitario che vuole rappresentare simbolicamente la mano dell'uomo che, grazie alle sue dita, supera il limite esistente fra il Fiera District ed i quartieri limitrofi. Contaminandosi con il contesto (strade, slarghi, verde), il suolo subisce una serie di operazioni formali che, di volta in volta, creano spazi pubblici, aggregativi, a quote diverse: spazi che ospitano le funzioni necessarie ad innescare nuove dinamiche di sviluppo per la città".

Sicuri e in alto

Nel cantiere di Fiera District  la "routine" lavorativa è perfezionata dall’impiego della tecnologia Alimak Hek, capace di dare sicurezza, affidabilità e produttività anche a grandi altezze, e in particolare per la costruzione del nuovo edificio a torre che sarà sede della Regione Emilia Romagna. Per la movimentazione del personale e dei materiali sono impiegati l’ascensore Scando e i montacarichi e i sistemi modulari autosollevanti TPM.  Lo Scando 450 è stato installato con una struttura di ancoraggi più fitta rispetto alla norma, in considerazione delle particolari necessità del cantiere, della velocità, che è di 40 metri al minuto, e dell’esposizione della macchina a sostenuti e continui ritmi di lavoro. Si è sfruttata l’innata versatilità di questo ascensore, che può essere montato con motore e gruppo colonna a sinistra o, alternativamente, a destra, girandone le porte e la base.

Rapidi

Su un  versante della torre in costruzione è impiegata, con una rete di ancoraggi collocata a una distanza di 9 metri, la piattaforma autosollevante Hek TPM 3000T2. E' utilizzabile sia per il trasporto del personale sia come montacarichi. Nel primo caso, viaggia a una velocità di 12 metri al minuto e chiede la presenza di un operatore, non essendo gestita con comandi semiautomatici. Nell’impiego come montacarichi, invece, la piattaforma comprende una serie di dispositivi di serie che la guidano direttamente al piano di lavoro prestabilito. L'operatore imposta il piano di sbarco, e la piattaforma sale e si apre automaticamente con un meccanismo rigorosamente controllato. Lo stesso elemento colonna può essere indistintamente utilizzato sia per piattaforme di lavoro autosollevanti sia per piattaforme di trasporto. Tutti i gruppi di sollevamento montano un convertitore di frequenza variabile (VFC), che, favorito da un sistema di incremento e decremento della velocità di partenza e di fermata, è capace di produce un avvio e un arresto senza scosse.

 

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