Clea: obiettivo movimento terra - Compagnia Generale Trattori

Intervista a Mauro Spolador

Ci sono due cose che colpiscono quando si parla (e si visita un cantiere) con Mauro Spolador, coordinatore della produzione edile in Clea (e ovviamente socio); l’orgoglio per quanto l’azienda ha fatto dal 1959 (anno di fondazione, dalla volontà dei primi tre soci Sergio Zerbin, Pietro Spolador e Giovanni Masiero) a oggi con l’attuale gruppo direttivo (molto affiatato) e che sta facendo ora e il rispetto (ricambiato) per gli operatori sul campo, il loro lavoro e la loro professionalità.

Personalmente entrambe le cose ci piacciono moltissimo, come molto ci ha colpito la storia della Cooperativa che, attraverso gli anni, ha fatto davvero molto in Veneto.

L’azienda è attiva in numerosi settori operativi, dalle infrastrutture (il nuovo sistema tranviario di Venezia, una serie di ponti, tra cui quello sul Brenta a Bojon di Compongo Maggiore) alle opere idrauliche (compreso il Mose e il Faro di Malamocco), dall’edilizia civile (ampliamento del tribunale di Treviso, tante scuole di ogni ordine e grado, l’ospedale di Piove di Sacco) fino ai restauri (palazzo Corner e palazzo Testa a Venezia, il castello di Marostica, la copertura del Palazzo della Ragione di Padova), ai più attuali come l’ampliamento del Terminal passeggeri dell’aeroporto Marco Polo di Venezia e il Sistema di trasporto Filoviario di Verona

Con Spolador abbiamo visitato, su suggerimento della divisione Noleggio di CGT, il cantiere di realizzazione delle grandi casse di espansione del Timonchio a Caldogno, dove Clea sta lavorando a un imponente progetto che prevede davvero molto movimento terra e la realizzazione di diverse opere d’arte in calcestruzzo.

Come ti governo la piena

L’opera da realizzare è davvero imponente; 3.800.000 metri cubi di capienza, suddivisi in due bacini, quello di monte e quello di valle, con tre opere d’arte in calcestruzzo di grandi dimensioni: la prima di immissione che allaga il primo bacino in caso di piena del Timonchio, la seconda di passaggio tra il primo e il secondo, la terza di uscita che riversa le acque nuovamente nel torrente a emergenza finita.

A Clea sono state appaltate opere di movimentazione terra per circa 400.000 metri cubi dei 1.500.000  complessivi, comprensive anche della realizzazione degli argini perimetrali lungo il Timonchio e delle opere d’arte in calcestruzzo nella zona di competenza. La durata dei lavori stimata era di circa 10 mesi per i movimenti terra, piuttosto impegnativa anche considerato che lavori di questo tipo sono strettamente dipendenti e influenzati dalle condizioni meteo.

“Per noi è stata, ed è, una bella sfida - afferma Spolador - si trattava di realizzare un’opera davvero importante per il territorio e impegnativa per i volumi in gioco. Dobbiamo considerare che per Clea è stata anche un’opera prima dal punto di vista della tipologia di lavoro, dato che non avevamo mai affrontato “direttamente” lavori di movimento terra di questa portata. Ci siamo approcciati al lavoro - continua Spolador - con umiltà, ma consci di poter riuscire a ottenere un risultato di alta qualità nei tempi previsti. Per questo abbiamo messo in campo le nostre forze migliori e un parco macchine davvero imponente, noleggiato in parte da CGT. Sono convinto, infatti, che, per portare a termine lavori di questa importanza, sia fondamentale questo binomio: macchine efficienti e performanti e operatori preparati e motivati; se manca uno dei due parametri, tutto diventa più difficile. Fortunatamente, qui a Caldogno, siamo riusciti ad averli entrambi e, ritengo di poter dire che Clea è riuscita a competere al meglio anche con le altre aziende, più esperte di noi nel movimento terra, che lavoravano con noi alla costruzione dei bacini”.

Il movimento terra è stato pianificato con attenzione dato che, come conferma Spolador, “del milione e mezzo di metri cubi spostati, neanche uno è uscito dall’area di cantiere (se si escludono i materiali inquinati reperiti nell’area e trattati secondo normativa); non solo è stata utilizzata tutta la terra scavata per realizzare gli argini dei due invasi (alti da 5 a 9 metri), anzi, sono stati portate anche notevoli quantità di argilla per realizzare il cuore impermeabile delle strutture di contenimento. E’ immediatamente evidente che, con le quantità in gioco, il nostro parco macchine non sarebbe stato sufficiente e sarebbe stato anche avventato, dal punto di vista degli investimenti finanziari, acquistare tutte le macchine che erano necessarie. Ci sarebbe stato il rischio, ad opera conclusa, di avere un gran numero di mezzi sottoutilizzati, costi che non ritenevamo necessario sostenere. Per questo abbiamo deciso di noleggiare i mezzi necessari e abbiamo scelto, tra le offerte valutate, quella di CGT: abbiamo noleggiato numerosi dumper articolati (730C), escavatori da produzione (tra cui un 329E da 32 tonnellate e un 336E), modulando la flotta noleggiata nel tempo a seconda delle nostre esigenze di lavoro”.

Il noleggio per colmare i gap di esperienza

La disponibilità di macchine di grandi dimensioni in flotta è stato quindi uno degli elementi cardine che ha fatto scegliere CGT Noleggio da Clea, ma non il solo: “Abbiamo scelto CGT Noleggio - afferma Spolador - perché è stata in grado di darci un supporto tecnico anche nella scelta del giusto mix tipologico dei mezzi da noleggiare. Come ho detto, è la prima volta che affrontiamo cantieri di queste dimensioni nel movimento terra e non volevamo assolutamente rischiare di commettere errori o di non rispondere alle aspettative della committenza. Per questo abbiamo davvero investito molto in tecnologie (abbiamo usato sistemi laser satellitari per la realizzazione degli argini con notevole profitto) e in servizi di qualità, tra i quali il noleggio è stata, almeno nella mia opinione, la scelta vincente. In particolare, parlando di tecnologia, abbiamo individuato nel sistema AccuGrade GPS un valido alleato per colmare il piccolo gap di esperienza che ritenevamo di avere e devo dire che ha persino superato le aspettative in quanto a precisione, riduzione dei tempi e dei costi operativi. Avevamo bisogno di un partner in grado di fornirci macchine di grandi dimensioni, come i dumper, in grado di muoversi anche in condizioni di terreno difficili e mezzi capaci di grandi produzioni giornaliere, come il Cat 329E (e 336D, a seconda delle diverse zone di scavo) che ci hanno consigliato in CGT. Volevamo poi macchine nuove, con motorizzazioni efficienti, dato che siamo estremamente attenti ai costi operativi, a quello del gasolio prima di tutto. Non ci servivano macchine con bassi costi di noleggio che fossero però dispendiose in fatto di consumi: dato che l’intensità di lavoro era davvero alta, i bassi consumi orari sotto carico erano fondamentali. E poi, personalmente, volevo dormire sonni tranquilli dal punto di vista dell’assistenza in cantiere: in cantieri di questo tipo, se una macchina si ferma non deve restare ferma a lungo, il danno finanziario sarebbe davvero ingente. E CGT Noleggio, a parte qualche incidente di percorso che capita quando si lavora intensamente, è stata più che all’altezza delle aspettative”.

Siamo restati talmente soddisfatti della nostra prima esperienza nel mondo del movimento terra pesante - conclude Spolador - da decidere di aprire una divisione aziendale dedicata a questo affascinante campo. Ci stiamo già muovendo per valutare con il nostro ufficio gare una serie di opportunità interessanti”. Questi sono gli imprenditori che piacciono a noi di goWEM….



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